Pensavo sarebbe stato più difficile scegliere l’argomento per il post di apertura delle News del nuovo sito.

Invece mi sbagliavo.

Sarà perché il vento del cambiamento che soffia da inizio anno continua a portare con sé nuove ispirazioni, oppure perché vedo in rete immagini come queste… fatto sta che ho deciso di inaugurare la sezione News con una riflessione sul concetto di AUTOGUARIGIONE.

Cosa significa esattamente “autoguarirsi”?

Guarirsi da soli forse, senza l’aiuto di niente e di nessuno, contando solo su se stessi.

Non so a voi, ma a me questa definizione comunica un profondo senso di solitudine, come se il cambiamento verso il benessere abbia come premessa la scelta da fare ad un bivio: o ce la faccio da solo oppure chiedo l’aiuto di qualcuno (tipo Who wants be a Millionaire?)

Molti pazienti che ho conosciuto arrivavano in terapia dopo diversi tentativi di questa autoguarigione (“Ho provato a non pensarci, a risolverla da solo…”) con il risultato che oltre al problema iniziale si portavano dietro la frustrazione di aver fallito nell’autoguarirsi e l’idea di non essere in grado di attivare un cambiamento da soli.

Ebbene, io la penso diversamente. Credo che la possibilità di fare qualcosa per noi stessi, con le risorse che sentiamo di avere dentro di noi, sia uno straordinario atto di cura che in qualche modo ci meritiamo. Ma questo vuole forse dire che la prima (ed unica) scelta deve essere tentare il cambiamento senza cercare sostegno e aiuto esterni a noi? Assolutamente no.

Consideriamo la possibilità che fare qualcosa da soli per stare meglio possa essere considerato un AIUTO che diamo a noi stessi, senza avere l’aspettativa che quel comportamento, anche se ripetuto nel tempo possa portare ad una completa “guarigione”. Possiamo parlare allora di AUTOAIUTO.

Mi spiego meglio: alle persone che seguo in terapia chiedo sempre di fare qualcosa per se stesse, qualcosa di semplice ma che possa dare un senso di benessere e di enpowerment allo stesso tempo (“Visto che sono io stesso a realizzare il mio benessere con questo piccolo gesto”). Può essere un piccolo acquisto, la visione di un film, una passeggiata in un luogo familiare… Quando le persone non hanno idee su ciò che potrebbe essere piacevole per loro (spesso è solo un’idea ma va comunque rispettata), allora scelgo di assegnare esercizi o compiti da svolgere a casa. Lo svolgimento di queste attività prevede che il paziente si ritagli il tempo necessario per concentrarsi sul compito assegnato e già questo risulta terapeutico perché “spezza” la routine giornaliera. Secondariamente, trattandosi di esercizi basati sull’immaginazione, attivano nel paziente parti della mente e del corpo di cui spesso dimentichiamo i “poteri”: cervello destro, sistemi simpatico e parasimpatico.

Per chi si è incuriosito, lascio un esempio tratto da un interessantissimo libro di Onofri e La Rosa, se sentiste la necessità di sperimentare un’autoguarigione “assistita”😉.

Consapevolezza quotidiana

[…] Respirare profondamente, inspirando attraverso il naso e consentire all’aria di fluire verso l’addome. Lasciare che questo si espanda completamente. Poi respirare attraverso la bocca. Rimanere consapevoli di ogni inspirazione ed espirazione. Procedere con l’attività piacevole che si sta compiendo, lentamente e con piena consapevolezza, notando tutte le sensazioni […]

“So che non ti piace camminare, ma guarda che è solo un pregiudizio. Camminare è guarigione. Un’esperienza di salvezza. Mi devi credere”

Michele Serra
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